Cose su Licata

Storia dell’urna di Sant’Angelo (e cosa contiene)

Emozione.
È quella che trasmette ad ogni licatese al suo passaggio, per le vie della città, durante i giorni dedicati alla sua celebrazione.
L’urna di Sant’Angelo è probabilmente il simbolo più venerato, una storia che inizia “ufficialmente” nel 1456, quando Papa Pio II ne approvò il culto.
Una storia che però per i licatesi inizia sicuramente prima.
 




 
Sveliamo subito il mistero: l’urna di Sant’Angelo, oltre ai resti del santo, contiene: il cranio forato avvolto nel cotone e altri frammenti del corpo, una tovaglia di seta bianco e rosso, 15 monete di bronzo con il simbolo del Regno di Aragona e una pergamena con la data del 7 agosto 1486, anno in cui avvenne la prima traslazione.
Quella giunta a noi è infatti la seconda urna, quella dove i resti di Sant’Angelo (e gli altri oggetti sopra elencati) furono riposti il 14 marzo 1623.
A svelarlo un manoscritto “Vita e Miracoli di Sant’Angelo Martire Carmelitano”, scritto da Francesco Signora e custodito presso il Fondo librario Antico.
 




 
Quasi nulla le notizie sulla prima urna, sicuramente meno sfarzosa, motivo principale della traslazione.
Sono tante invece le informazioni sulla seconda: realizzata da Lucio De Anizi, maestro argentiere di Ragusa, venne ultimata nel 1623. Ai lati sono raffigurate le (6) scene più importanti della vita del nostro Patrono: l’inseguimento subito da una nave di pirati, Sant’Angelo che cura un muto e un lebbroso. Ci sono momenti di preghiera del Santo nel deserto e la predica nella basilica di San Giovanni in Laterano. Le altre due raffigurazioni riguardano il momento dell’uccisione e infine quando viene assistito in punto di morte. L’urna è realizzata in argento, lo stile è tipico del Barocco. In argento era anche la statua posta sulla sommità dell’urna, purtroppo rubata è stata sostituita.

(Fonti: Fondo Librario Antico, Qui Licata, Santuario di Sant’Angelo, La Vedetta Online)

(Foto: Angelo Di Falco)

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