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Perché la mafia ci fa schifo solo il 23 maggio?

La mafia non è viva solo il 23 maggio.  
Non è una montagna di merda solo il 9 maggio. E non bisogna sconfiggerlo solo il 19 luglio. Perché la mafia fa schifo sempre.
 




 
Dopo quel 23 maggio 1992, ad essere distrutta è stata anche la nostra coscienza. La Sicilia doveva reagire e ribellarsi. Cosa che in parte è anche successa. In parte. Perché il 23 maggio è stato gradualmente sottratto ai siciliani a cui la mafia fa schifo ogni giorno. A chi la mafia la combatte ogni giorno, nelle piccole e grandi cose. Il 23 maggio è di chi denuncia il pizzo, appartiene a chi non cede ai ricatti. A chi si ribella, a chi vuole che le cose possano cambiare veramente. A chi porta avanti le idee delle persone che la mafia ha ucciso. 
La commemorazione della strage di Capaci, in cui hanno perso la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, troppo spesso è stata confusa per una passerella su cui esibirsi. Dai politici di turno, gente da cui lo stesso Falcone avrebbe probabilmente diffidato. Da gente che lo ha accusato quando era in vita, da personaggi complici della sua uccisione e dei successivi depistaggi.

Giovanni Falcone e tutte le altre vittime di mafia devono essere ricordate ogni giorno, portando avanti le idee che, nei giorni delle commemorazioni, condividiamo sui social. Combattendo la mafia con i fatti, ogni giorno, già dalle piccole cose. È importante diffonderle queste idee, perché non li hanno uccisi solo se le loro idee andranno avanti sulle nostre gambe.

A Giovanni, Francesca, Rocco, Antonio, Vito

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