Monumenti

Chiesa rupestre di San Calogero

Un tesoro “dimenticato” per molto tempo, che solo da qualche decennio ha avuto il giusto riconoscimento.
Parliamo della chiesa rupestre di San Calogero, importante complesso religioso di rara eccezionalità, e inserito all’interno di un nucleo medievale decisamente più ampio che interessava quartieri adiacenti come Santa Maria, San Paolo, piano San Calogero e Cotturo.
La chiesa rupestre è inoltre inserita (anche se realizzata diversi secoli più tardi) nel più vasto complesso archeologico di monte sant’Angelo, nelle adiacenze dell’antica Finziade, primo nucleo abitativo di Licata.
 




 
Costruita in due fasi, la prima, scavata interamente nella roccia e nucleo originario della chiesa, risale molto probabilmente al all’alto medioevo. La seconda, realizzata in muratura a ridosso delle grotte, ha una datazione approssimativa al periodo rinascimentale, anche se questa parte non è più esistente. La chiesa, scavata nella roccia, si sviluppa su due livelli; nel primo sono state rinvenute tracce di un affresco raffigurante, come riportato dal gruppo archeologico Finziade, il volto di un monaco con ciuffi di capelli sulle tempie e sulla fronte. Secondo gli esperti potrebbe trattarsi di un’iconografia di San Calogero, un monaco eremita, o forse di Sant’Antonio Abate, fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
Visto lo stato precario dell’affresco, ricoperto da un successivo strato di intonaco, non è stata possibile fornire una datazione certa circa la sua realizzazione. La chiesa, tra l’altro non unica nel suo genere a Licata, in passato ha rivestito un ruolo molto importante per il culto del cristianesimo, che in quel periodo prendeva piede in Sicilia.
La chiesa, che si trova a ridosso della più recente chiesa di Pompei, ha subito importanti danneggiamenti durante la seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti.

Pochi anni dopo la parte in muratura, anche a causa dei danni subiti, è stata demolita per ospitare un asilo. Anche questa opera è stata demolita negli anni ’90 grazie all’intervento della Soprintendenza, restituendo così la quasi originaria bellezza. L’area, che versava in stato di abbandono, è stata ripulita e recuperata grazie al lavoro del Gruppo Archeologico Finziade, cui per un periodo è stato affidato l’importante sito archeologico.

Oggi l’area è tornata ad essere di proprietà della curia, il sito non è visitabile ed è stato al centro di polemiche per l’utilizzo inappropriato dello spazio antistante la chiesa, utilizzo come parcheggio per i fedeli della vicina chiesa di Pompei.

(Fonte foto: Gruppo Archeologico Finziade)

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