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La chiesa del “Quartiere”

La chiesa del “Quartiere” e non solo; info turistiche e cenni storici

La Chiesa della Madonna del Quartiere o, come viene ricordata dai numerosi e devoti fedeli, “A Bedda Matri du Quarteri” si affaccia sull’omonimo Piano, un largo asimmetrico di circa 1.000 mq.
Storicamente catalogato come centro di addestramento della fanteria spagnola che costituiva le Milizie della Comarca, “U cianu” è contiguo alla Via Leffa e alla Salita Baldassare Milazzo, facilmente raggiungibili da Via Guglielmo Marconi, comunemente denominata “A via du mari”. Mantiene tale appellativo perché arrivando sotto gli spalti del Castel Nuovo, si aveva il quadro nitido del mare che lambiva le muraglie sovrastanti il Regio Caricatore, un grande deposito dove si ammassava il grano. Nello spazio tra il Castel San Giacomo, l’attuale Via Principe di Napoli e il declivio di Via Donna Agnese, ora Via Barrile, al numero 32 c’era una torretta distrutta negli anni ’70, dove si trovava una spiaggetta simile ad un porticciolo, deposito di vecchie barchette in disarmo e tale settore era detto L’ortu du zzà Saru.

L’orto di zio Rosario, cessata la propria funzione agricola, acquisì quella di deposito di zolfo di prima e seconda categoria. Via du mari aveva anche l’appellativo di Via Dogana.
Fino al 1920 venne utilizzata una casupola in legno, posta all’estremo di Via Marianello, che ospitò prima i doganieri e successivamente le guardie daziarie addette alla riscossione di una tangente sulle merci marittime ed agricole. L’accesso al Quartiere era estremamente complicato e chi voleva arrivarci doveva arrampicarsi lungo la Via Salita delle Capre. Attualmente l’ascesa è agevolata da 124 scalini che percorrono cortili, vicoli e residui di straducole saracene, che alla fine conducono allo sperone del Monte Musardo.

La Chiesa della Madonna del Quartiere consta di un altare maggiore che accoglie la statua lignea opera del Prof. Ignazio Spina (Licata 1829/1914) denominata anche Maria Ausiliatrice. Il simulacro, sia nello stellario d’argento che circonda il capo, sia alla base della pedana dove poggia il fercolo, contiene la seguente dicitura: “L’Omini da Caduta”. Gli uomini della Caduta erano un gruppo di “faticanti petralori”, che spaccavano la dura roccia dello sperone Caduta, a circa cinque KM a ponente di Licata.
Come viene descritta nell’opuscolo “La Chiesetta della Madonna Ausiliatrice” realizzato dal Prof. Cesare Carbonelli “La statua mostra una espressione paradisiaca” e pare che l’artista per la sua realizzazione si sia ispirato ad un dipinto attribuito al Provenzani (Palma di Montechiaro 1736/1794). Sul lato sinistro della piccola chiesa si trova un altare che ospita l’Addolorata, statua con capo ed arti in legno realizzata internamente con stoffa. Sul lato destro si può ammirare un altro altare che racchiude all’interno di una nicchia la statua di San Giovanni Bosco, con relativo reliquiario. Da una porta laterale posta a sinistra si accede alla sagrestia e da lì si sale sul campanile che sovrasta tutto il circondario.
La chiesa, dopo anni di mancati restauri è ritornata all’antico splendore con i primi lavori risalenti alla fine degli anni ’80. La festa della Madonna del Quartiere si celebra il 24 Maggio, ma generalmente viene posticipata alla domenica successiva.

Anticamente i festeggiamenti somigliavano ad una vera e propria sagra paesana.
Il sabato mattina i devoti si recavano ad assistere al Vespro Solenne donando ex-voto, oggetti in oro e denaro. La domenica mattina, dopo la Messa Cantata, tra le undici e mezzogiorno, una ventina di cavalli e “muli parati”, con bisacce colme di cereali e legumi insieme a caprette agghindate di nastri multicolori si inerpicavano per Via Leffa e concludevano il cammino davanti alla chiesa, un misto tra sacro e profano “dal sapere ancestrale”, come lo definisce l’autore. Nel pomeriggio si svolgevano il palio dell’antenna e l’albero della cuccagna, alla cui cima sventolava uno straccio rosso che permetteva ai conquistatori di guadagnare una manciata di soldi di rame.
Le attrazioni continuavano col tiro alla fune, la corsa con i sacchi ed altri semplici passatempi. Il tutto si concludeva con i giochi pirotecnici. Dopo anni di silenzio, la festa venne ripresa negli anni ’80 ad opera di alcuni devoti abitatori del rione e prosegue attualmente grazie all’organizzazione dell’omonima confraternita, che porta avanti il culto della Madonna del Quartiere e della sua piccola chiesa.

 

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