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I palazzi di Licata

I palazzi di Licata

Tornato sotto una nuova veste grazie ad un recente restauro, palazzo Bosio è una imponente struttura che domina piazza Sant’Angelo.
Secondo la tradizione popolare sorge sui resti del palazzo che fu di Berengario, piccolo borghese di Licata, noto soprattutto per aver ucciso, con 5 colpi di spada, quello che poi è diventato patrono di Licata, ovvero sant’Angelo.




A volere la sua realizzazione fu il cavaliere maltese Giovanni Bosio (da cui prende il nome) ed è stato costruito nei primi decenni del ‘600 su un palazzo preesistente, diventando uno dei primi esempi di Barocco in Sicilia.
Il palazzo rimane uno dei pochi esempi di questo stile architettonico, diversi altri edifici hanno subito negli anni delle modifiche, soprattutto durante il periodo del Liberty, di cui a Licata si trovano molte tracce.
La struttura è fondamentalmente molto semplice, sono soprattutto i dettagli, numerosi in tutto il palazzo, a mostrare un’arte più raffinata e conserva il progetto originale ad eccezione del settore est, ricostruito nei primi decenni del ‘900.
Il palazzo presenta 2 accessi, indipendenti tra loro e con scopi diversi; da uno infatti si accedeva direttamente ai piani nobiliari, l’altro probabilmente, veniva utilizzato come magazzino e scuderie.
Il palazzo è di proprietà privata, motivo che non lo rende visitabile dal pubblico. Indubbiamente particolare la vista che domina l’intera piazza che diventa unica soprattutto durante i festeggiamenti del patrono, quando la piazza gremita di persone, accoglie l’urna del santo e dei 4 ceri, accompagnandone l’ingresso in chiesa.

 

 

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Indubbiamente uno dei pezzi pregiati del Parco delle ville Liberty di Licata. 

Villa Bosa, in origine Verderame dalla famiglia che ne ha voluto la costruzione, è stata edificata agli inizi del ‘900, periodo che ha visto una vasta diffusione del Liberty a Licata. 




 
Grazie alla fiorente attività portuale, legata all’estrazione dello zolfo, le famiglie nobiliari della città edificarono diversi palazzi nel centro storico di Licata e residenze estive soprattutto nella zona della “Montagna”. 
Ed è in quest’ottica che nascono villa Bosa e le altre della zona come villa Urso, La Lumia, Sapio-Rumbolo.  

L’edificio è stato progettato nel 1906 da Filippo Re Grillo (figura di rilievo e autore di diversi altri progetti a Licata) e si sviluppa su 2 livelli, la struttura è impreziosita dalla presenza di una torre di forma quadrangolare.
Un recente restauro ha ridato alla villa il suo antico splendore e da cui risulta la costruzione esterna in pietra lavorata.
Non lontano da villa Bosa si trova lo stagnone Pontillo, sito di particolare interesse, nato come luogo di culto e necropoli e risalente al IV secolo a.c. anche se si presume che possa risalire all’età del bronzo.

(Le informazioni sono tratte da internet, gli articoli potrebbero dunque contenere inesattezze. Per modificare gli articoli o proporne altri, scrivere alla mail: info@licatainrete.it oppure sulla pagina Facebook Licata in Rete).

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Il palazzo di Città è indubbiamente uno dei monumenti più rappresentativi di Licata.
Sorge nell’attuale piazza Progresso, un tempo piazza Impero, cuore non solo amministrativo della città.

Costruito su due distinti progetti entrambi di Ernesto Basile, principale esponente del Liberty siciliano, la sua realizzazione è stata eseguita in due fasi: la prima ad inizio del ‘900, la seconda viene ultimata negli anni ’40. In questo periodo viene inoltre dichiarato sede del Municipio, l’edificio però viene originariamente concepito come sede della Congregazione della Carità.

Il progetto per la torre risale al 1904, la sua realizzazione viene invece ultimata nel 1942, il progetto del palazzo risale invece al 1907. L’intera struttura sorge sui resti della chiesa della SS. Trinità, risalente al XVII secolo; a questo periodo (1777) risale anche la campana che campeggia sulla sommità della torre, proveniente dal quartiere spagnolo.

 




 

All’interno del palazzo è possibile ammirare, oltre che il tipico stile Liberty, diverse opere di un certo pregio: i medaglioni in marmo, di età greca e raffiguranti i fondatori di Gela, alla statua della Madonna con il Bambino, datata intorno al ‘400. Dello stesso periodo anche il “trittico” presente nell’aula consiliare. Nello stesso ambiente è inoltre possibile ammirare “la tela dello sbarco” oltre che l’affresco con l’aquila, stemma della città e risalente agli inizi del secolo scorso. Di significativo valore anche le mazze d’argento, risalenti al XVII secolo e recentemente restaurate.

Il palazzo di Città ha anche una notevole valenza storica: è infatti il primo edificio pubblico italiano su cui, nel 1943, vennero issate le bandiere inglese e americana. La campana del palazzo di Città è stata fonte d’ispirazione per John Ersey, cronista di guerra e autore del libro “Una Campana per Adano”, vincitore nel 1945 del premio Pulitzer e che narra di un ufficiale americano, di origine siciliana che trasgredisce gli ordini al fine di restituire la storica campana della chiesa, trafugata dai tedeschi durante la guerra, oltre che di rifornire di viveri gli abitanti del paese.
Adano è Licata, del libro è anche stato tratto un film girato negli Stati Uniti.

Il palazzo di Città si conferma quindi un importante luogo, non solo amministrativo ma anche di una forte valenza storica e artistica. Una delle opere principali di Ernesto Basile e del Liberty siciliano, ben armonizzato con il contesto della piazza dove sono presenti altri edifici dello stesso genere come palazzo Navarra, o di stili diversi come palazzo Frangipane.

 
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Quello di cui parliamo è il più famoso dei tre palazzi, quello situato in corso Vittorio Emanuele e sede della Banca Popolare Sant’Angelo, restaurato dalla stessa nel 1977. Gli altri palazzi Frangipane sono situati uno sulla medesima via, nei pressi della chiesa Madre, l’altro in via Santa Maria.

Tutti i palazzi appartenevano alla famiglia Frangipane, marchesi di Regalbuono e giunti a Licata da Palermo.
Il feudo di Regalbuono è stato acquisito nel 1734 da don Girolamo Frangipane Crescenti, due dei suoi eredi sono stati anche esponenti politici: il nipote Girolamo, rappresentante della città di Licata al parlamento siciliano nel 1794 e Angelo, sindaco della città nel 1845. Alla sua morte gli eredi ritrasferirono la famiglia a Palermo.

 




 

Il palazzo edificato in corso Vittorio Emanuele è il più sontuoso dei tre; costruito tra il 1733 e il 1785 mantiene ancora oggi l’originario stile tardo Barocco.
Sicuramente particolari e finemente rifinite le “maschere” che sostengono il balcone sopra il “molto barocco” portone d’ingresso, dove è possibile ammirare l’alternanza di maschere raffiguranti volti angelici e demoniaci. Dall’ingresso principale, anch’esso “baroccamente” lavorato, si accede ad un grande cortile, in parte coperto (dove originariamente trovavano posto i magazzini e le scuderie) e da dove era possibile accedere ad un giardino da cui (ancora oggi) si possono ammirare le antiche mura della città.

Il piano superiore era destinato ad appartamenti, oggi diventati uffici ma che conservano le caratteristiche architettoniche originarie.

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Una delle principali espressioni del Liberty a Licata.
Palazzo Navarra, ubicato nel cuore del centro storico cittadino, si estende da piazza Progresso (dove si trova l’entrata principale) lungo corso Vittorio Emanuele fino all’incrocio con via Carducci.

Vista la sua posizione è probabile che l’edificio sia stato costruito molto prima del 1907, anno in cui sono iniziati i lavori per la sua ristrutturazione, progettata e seguita dal licatese Filippo Re Grillo.
Oggi molto è cambiato; dal nome (originariamente palazzo Verderame), alla stessa struttura interna dell’edificio, non più unico blocco come in origine ma suddiviso in più vani.
Una struttura semplice e lineare, sviluppata su tre livelli a cui aggiungere un piano ammezzato parziale (realizzato in un secondo momento), che trova nei dettagli alcuni particolari di un certo pregio.
 




 
Ma è soprattutto negli interni che lo stile Liberty si caratterizza e palazzo Navarra non si sottrae a questa regola. All’interno sono infatti presenti affreschi, decorazioni, oggetti finemente rifiniti in piena armonia con lo stile architettonico.
Il palazzo è di proprietà privata, quindi non fruibile.

Palazzo Navarra è a pieno titolo tra gli edifici che hanno caratterizzato gli inizi del ‘900 a Licata con lo sviluppo dello stile Liberty, non solo nel centro storico ma anche e soprattutto nelle campagne attorno la città. È infatti a questo periodo che si fa risalire la “moda” delle residenze estive, diffusa soprattutto tra le famiglie nobiliari, complice il periodo di benessere grazie allo sviluppo del porto commerciale.

Ulteriori informazioni sul Liberty a Licata

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Di Antonio Aiesi

La palazzina Re Grillo, come il progettista stesso la chiama, venne progettata dal geometra Filippo Re Grillo, protagonista massimo dei progettisti e costruttori licatesi di inizio 900, nato e vissuto a Licata tra il 1869 e il 1930. Questa palazzina, si trova in via Santa Maria sul versante Sud-Orientale del Monte Sant’Angelo, nella parte più antica della città ove in origine fu fondata Licata, appena fuori dalla piazza principale, Piazza Progresso, dove è ubicato il palazzo comunale progettato da Ernesto Basile.
 




 

Il fabbricato di Re Grillo si trova posizionato più in basso della chiesa Santa Maria La Vetere, anticamente chiamata Santa Maria del Gesù, del vecchio Ospedale San Giacomo d’Altopasso, del vecchio Cimitero dei Cappuccini e del Castel Sant’Angelo, e gode a Sud-Est della vista del mare e della foce del Fiume Salso.

Venne progettata nel 1902 e costruita da maestranze locali tra il 1905 ed il 1908, originariamente era un fabbricato a due piani fuori terra, più un seminterrato; aveva una pianta a base quadrangolare ed un loggiato posto al secondo piano, prospiciente l’attuale via Nestore Alotto (ex via Garibaldi), che guardava verso il mare e la foce del fiume.

L’immobile aveva un codice architettonico eclettico con richiami alla cultura rinascimentale e, soprattutto nei dettagli, ai modelli che richiamano l’arte araba e quella del trecento.

Quest’immobile, venne progettato per la Famiglia Francesco Re Grillo (probabilmente zio del progettista), e costruito da maestranze locali di cui non si conosce l’identità.

L’edificio, originariamente era un prisma regolare semplice, realizzato a somiglianza di una scatola chiusa e rigida per via dei quattro cantonali che chiudevano tutti i lati dell’edificio, costruito rispettando il progetto, tranne che per l’ingresso del basamento, la ringhiera del terrazzo, i pinnacoli sul coronamento e l’effetto bugnato sui quattro cantonali; aveva due tipologie di aperture, a primo piano, con archi a sesto acuto sormontati da fregi floreali, sagomate per sembrare delle finestre bifore, mentre al secondo piano vi erano aperture bifore che presentavano nella sommità degli elaborati ornamenti che si ripetono nel balcone e nel coronamento del loggiato, il coronamento dell’edificio era invece composto da un particolare fregio floreale posto sotto i beccatelli con archi moreschi che sorreggevano il cornicione ed il muretto d’attico merlato.

 




 

Aveva inoltre un giardino interno accessibile sia dalla porta presente nel basamento che dal primo piano.

Di questo manufatto, che è rimasto integro fino alla metà degli anni Settanta, oggi purtroppo resta ben poco, per non dire nulla, poiché venne abusivamente costruito in aderenza, un fabbricato in cemento armato di quattro piani fuori terra; fu totalmente ristrutturato all’interno e vennero trasformati i vari prospetti, successivamente nei primi anni del Duemila subisce l’ultima grande ristrutturazione con la quale perse totalmente l’antica configurazione.

Riferimenti bibliografici:

– C.Carità, Alicata Dilecta – Storia del Comune di Licata, Ed. «La Vedetta», Licata 1988

– S. Carisotto, Le opere di Filippo Re Grillo a Licata, Ed. «La Vedetta», Licata 2003

Progetto originale palazzina Re Grillo Foto antica della palazzina Re Grillo

 

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Palazzo Cannarella, ubicato in corso Roma nel pieno centro storico di Licata, è famoso soprattutto per vicende storiche.

Come ricorda la lapide apposta nella facciata dell’edificio, è qui che la notte del 20 luglio 1860, Menotti Garibaldi e Nino Bixio furono ospitati dal Marchese Cannarella, proprietario dell’edificio e da cui deriva il nome.
Arrivati in Sicilia con lo sbarco dei Mille, giunsero a Licata, che si era sollevata al dominio dei Borboni, per reclutare volontari da arruolare.

 




 

L’edificio risale ai primi anni del al XIX secolo, architettonicamente è assimilabile allo stile Neoclassico.
Il prospetto presenta un colonnato arricchito da capitelli in stile dorico e ionico, la parte che si affaccia su corso Roma è stata in realtà costruita in un secondo momento come estensione di un antico palazzo edificato dalla famiglia Cannada e che si estende all’interno dell’adiacente quartiere San Paolo.

Il palazzo, di proprietà privata, conserva ancora oggi al suo interno oggetti dell’epoca, quadri, archivi con le informazioni su alcune delle famiglie più influenti in quel periodo, una biblioteca oltre che una cappella.

Palazzo Cannarella si differenzia da molti dei palazzi della città per il suo stile neoclassico, a differenza delle tante tracce di stile Liberty, tra cui il palazzo di città e tante altre testimonianze, che agli inizi del XX secolo ha preso piede a Licata.

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