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L’associazione A Testa Alta: “Stiamo davvero insegnando ai nostri figli come si fa la lotta alla mafia?”

Riportiamo un post pubblicato sulla pagina Facebook dell’associazione “A Testa Alta”; associazione di cui seguiamo e apprezziamo le iniziative. Associazione che, nel concreto, si batte contro la mafia.
Anche in questo caso ne condividiamo il pensiero, condividiamo che, troppo spesso, l’antimafia viene fatta solo a parole, solo in date prestabilite. In tutti gli altri giorni sembra quasi che la mafia non esiste.

Post di A Testa Alta:

“Oggi siamo tutti “antimafiosi”, a parole.
Ma noi, che abbiamo vissuto la stagione delle stragi degli anni ’90, stiamo davvero insegnando ai nostri figli come si fa la lotta alla mafia? Si fa soltanto “in nome e per conto” di “eroi” come Falcone, Borsellino e di altri caduti nella lotta contro i poteri criminali? È sufficiente pubblicare la fotografia di Giovanni Falcone il 23 maggio e, il giorno dopo, voltarsi dall’altra parte e riprendere a “digerire” tutto, anche i sassi?




Prendiamo l’esempio di Licata. La città è stata recentemente interessata da due importantissime operazioni di polizia giudiziaria, “Assedio” e “Halycon”, che mettono a fuoco l’esistenza di elementi concreti, univoci e pregnanti, circa una capillare infiltrazione delle cosche locali nei più alti livelli della vita cittadina: dalla mercificazione dei voti, al fine di appoggiare l’elezione di un consigliere comunale, a una fittissima rete di intrecci, legami e cointeressenze utili all’acquisizione del controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici.
Chiediamoci quanti di noi, leggendo i giornali all’indomani delle due operazioni, hanno sentito il bisogno di prendere le distanze, in maniera chiara e a voce alta, da quel contesto.
Bisogna attendere che la giustizia faccia il suo corso? Questo è un alibi che non regge, che non ci possiamo permettere. Non ci veniva richiesto un giudizio sulle “responsabilità personali”. Quelle si accertano nelle aule dei tribunali. Occorreva semplicemente far sentire la propria voce. Invece, al di là di qualche comunicato di rito, il silenzio, come al solito, ha preso forma e ha detto la sua.

Il silenzio della politica è ancora più inaccettabile, perché non può e non deve abdicare al proprio ruolo. È ancor più insopportabile se è la società civile a chiedere, all’indomani dell’operazione “Assedio”, la convocazione di un consiglio comunale in “adunanza aperta”, per una presa di posizione da parte della Comunità e per discutere sull’avvio di iniziative concrete e immediate in tema di analisi, prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione politica e amministrativa e in tema di recupero dal vergognoso stato di abbandono in cui versa la quasi totalità dei beni confiscati alla mafia.
Purtroppo, si è persa un’importante occasione di confronto. E, ancora una volta, si è scelta la strada del silenzio; lo stesso silenzio che, indipendentemente dalle ragioni che l’abbiano determinato, legittima il sistema masso-mafioso in cui la città è ormai imbrigliata da anni.

Ma oggi, anche a Licata, siamo tutti “antimafiosi”.
Da domani torneremo a digerire anche i sassi.

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